🤖 “Tanto c’è l’AI” – La nuova illusione del fai da te digitale









Perché dovrei pagare un corso? Perché rivolgermi a un’agenzia?
Tanto c’è l’intelligenza artificiale.
È una domanda sempre più comune. In apparenza logica, moderna, furba.
In fondo, perché spendere tempo, energie o denaro per qualcosa che un algoritmo può generare in pochi secondi?
Un logo, un piano marketing, un testo persuasivo, persino un sito. Basta qualche prompt. Basta scrivere due righe, cliccare invio… e il gioco è fatto.
O almeno così sembra.
L’illusione dell’immediatezza
L’AI è veloce, brillante, generosa. Ti fa sentire potente. Ti dà risposte, soluzioni, immagini, parole.
Non devi più aspettare, non devi più imparare, non devi più chiedere.
Ma la verità è che questa immediatezza ha un costo.
E il costo si chiama: profondità.
Fare è facile. Capire, scegliere, valutare… è un’altra storia.
Tre storie che (forse) hai già vissuto
– Marco, 24 anni, si fa fare il logo da Midjourney e lo completa con uno slogan scritto da ChatGPT.
Fighissimo. Finché scopre che è identico al visual di un’altra azienda di caffè, e non può registrarlo.
– Lara, freelance, si promuove con un sito creato in un pomeriggio grazie a uno strumento AI.
Bello, pulito… ma Google non lo vede. Nessun cliente ci arriva. Zero risultati.
– Una piccola pizzeria, invece di affidarsi a un’agenzia, chiede all’AI di fare tutto: menù, contenuti social, flyer.
I testi sono corretti, le grafiche anche… ma non dicono nulla. Nessuno si ricorda quel volantino. Nessuno lo condivide.
Non è un problema di “errore tecnico”. È assenza di senso. Di scelta. Di visione.
Il valore del processo
Un corso non è solo materiale da leggere.
È tempo dedicato alla comprensione, al confronto, all’allenamento della mente critica.
Ti insegna a pensare, non solo a ottenere risposte.
Un’agenzia non è solo esecutrice.
È chi legge la tua storia, la traduce, la mette a fuoco, la protegge da tutto ciò che è “già visto”.
Ti guida, ti frena, ti rilancia.
L’AI non è il nemico. Ma non è nemmeno un mentore
L’intelligenza artificiale non è qui per farti crescere. È qui per fare.
E fa bene, velocemente, instancabilmente. Ma senza criterio.
Chi le fa le domande? Chi decide se la risposta è giusta?
Se non sei tu a saper valutare… l’AI rischia di sembrare sempre “giusta”. Anche quando sbaglia.
Il vero costo: superficialità
Usare l’AI senza strumenti critici è come imparare a cucinare leggendo solo i titoli delle ricette.
Magari ti viene qualcosa di commestibile. Ma non saprai mai se poteva venire meglio.
Non saprai mai se stai crescendo… o solo tagliando curve.
E il tempo che credevi di risparmiare? Lo perderai dopo, tra revisioni, rimedi e tentativi.
Allora qual è la vera domanda?
Non è:
“L’AI può farlo al posto mio?”
Ma:
“Voglio davvero smettere di imparare, di confrontarmi, di migliorare?”
Perché la vera intelligenza, quella umana, non è sapere tutto.
È scegliere cosa ha senso fare. E cosa ha senso far fare.